Sono appena tornata dalla spesa. Ho preso anche dei bulbi di crochi, forse è un pò tardi come stagione, ma voglio provare ugualmente, li pianterò fuori, nello spazio condominiale. Insomma, nel mio piccolo, mi sento un appartenente alla "green guerrilla". Il movimento Green Guerillas fu fondato per la prima volta da Liz Christy nel 1973 . Liz coniò anche l'espressione Seed granade (bombe di semi). Le prime bombe erano costituite da palloncini riempiti di semi di fiori spontanei della zona, acqua e fertilizzante. Le granate di semi furono lanciate al di là delle staccionate delle numerosissime aree vuote, i vacant lots, di New York allo scopo di abbellire i quartieri più degradati della città. Era l’inizio del movimento del Guerilla Gardening. La green guerrilla è una forma di giardinaggio volontario, praticato nelle aree urbane con l'intento di abbellire gli spazi degradati e allo stesso tempo comunicare a tutti che un altro modo di vivere la terra c'è, anche in città. C'è chi pianta fiori nelle aiuole abbandonate, chi coltiva pomodori e zucchine sul marciapiede e chi trasforma in parchi aree urbane abbandonate. Ieri su Sedna l'intervista a Richard Reynolds, che armato di bombe di semi ha partecipato a diverse azioni di green guerriglia notturna a Londra.
Fonte: Bombe di semi

Decreto Gelmini: docenti e ricercatori universitari che non pubblichino ogni due anni saranno considerati fannulloni?
Norme anti-fannulloni. A partire dal 2009 verrà costituita l'Anagrafe nazionale dei professori e ricercatori universitari che riporta per ogni soggetto l'elenco delle pubblicazioni scientifiche prodotte. A partire dal 2011, coloro che nel biennio precedente non avranno effettuato pubblicazioni scientifiche saranno esclusi dall'elenco dei professori che potranno fare parte delle commissioni giudicatrici dei concorsi. E, inoltre, si ritroveranno gli scatti stipendiali dimezzati.

24 dicembre 2008. E’ la vigilia di Natale, come al solito in ritardo con qualche pacco ancora da confezionare. Ma ce l’ho fatta. Eccomi alle poste con i miei pacchi regalo per le mie amiche argentine. Attendo la fila. E’ arrivato il mio turno. Ho scelto la scatola, ho compilato i vari moduli, mittente, destinatario, contenuto, piu’ dichiarazione che non si tratta di materiale infiammabile, esplosivo, che non sto spedendo alcolici a minorenni, pelli e materiale di animali in via di estinzione. Sapevo che il pacco non sarebbe arrivato per la fine del 2008, tanti giorni festivi di seguito facevano presagire un tempo maggiore dei 4-5 giorni declamati dalla gentile impiegata alo sportello. L’impiegata mi spiega tutto, mi chiede se voglio spendere la tariffa prevista. Affermativo. Lo voglio.
Sembra tutto Ok. E invece no, manca qualcosa, mi chiedono il codice fiscale. Eh? Perché non ce l’ho con me? però mi ricordo di aver attivato un Bancoposta in quell’ufficio, dovrebbe esserci la pratica. L’impiegata prende un librone e comincia a sfogliare. Ecco, l’ha trovata e riporta tutto il codice sul modulo. Sembra tutto a posto. Pago e prendo la ricevuta. La signora gentilmente mi spiega che potrò seguire il tracking anche sul sito delle poste.it e mi indica il codice da digitare.
Ottimo, esco soddisfatta e felice,
26 Dicembre 2008, Santo Stefano, ci sarà qualcuno che lavora alle poste? Comincio a provare se funziona il tracking su poste.it. Visto il giorno festivo, nessun tracking, spiacenti.
27 dicembre 2008. Riprovo. Niente tracking. Non mi arrendo e provo il numero verde. Digiti 1.. digiti 6. Musichetta d’attesa. Cade la linea.
28 dicembre 2008. Numero verde again. Stavolta riesco a beccare l’operatore. Spiacente- mi comunicano, ci sono tanti pacchi in giacenza e arretrati. Mi spiegano che non c’è ancora il tracking nemmeno sui loro terminali. Mi suggeriscono di richiamare nei giorni successivi. Insomma si parla di 4-5 giorni, è vero, ma esclusi i festivi. Insomma devo conteggiare 3/4 giorni lavorativi, oltre quello di spedizione, salvo formalità doganali.
2 gennaio 2009. Digito fiduciosa il codice. Evvai! stavolta appare una stringa mi dice che il pacco è a Roma Gateway. Abbiamo fatto un po’ di strada. Poca ma l’abbiamo fatta. Sono passati 9 giorni complessivamente, 5 lavorativi per passare da Ancona a Roma.
Oggi, 3 gennaio 2009. Immagino il pacco in volo, ma sto solo sognando. A mezzogiorno infatti mentre sono a casa, ricevo una telefonata dall’ufficio postale a cui ho consegnato il pacco alla vigilia di Natale. La stessa impiegata gentilissima mi informa che c’è assolutamente bisogno di una fotocopia del mio codice fiscale. Altrimenti il pacco resta bloccato in dogana a Roma. E’ costernata. Mi chiede di portarlo il prima possibile. Chiudono alla mezza.
Cosa faccio? Sono in tuta, i fornelli accesi, ce la faccio ad andare alle poste? Si, altrimenti si blocca tutto. Via di corsa all’ufficio postale. Arrivo e mostro il codice fiscale alla impiegata. Ci guardiamo negli occhi, Si scusa, comprende che mandare la fotocopia via fax alla dogana è una cosa assurda, in fondo ce l’hanno già il mio codice fiscale. Ma la burocrazia è questo.
Esco e torno a casa.
Sarà stato sdoganato il pacco?

E' uscito l'ultimo numero del settimanale Il Salvagente. All'interno un articolo sui dolci contenuti nelle calze che si regaleranno in occasione dell'Epifania. La giornalista Marta Strinati mi aveva coinvolto nella stesura del suo articolo e insieme abbiamo ragionato su alcuni additivi di cui ho parlato in diverse occasioni nel mio blog TRASHFOOD. Esco a comprare il giornale.
